domenica 13 marzo 2011

VENEZIANITA' MESTRINA





Annunci come quello da me fotografato a Mestre - tale da far venire l’acquolina in bocca a tutti quei veneziani, soprattutto anziani, ancora assai lungi dall’abdicare ai propri specifici e particolari gusti culinari a favore di panini, toast o tramezzini - si vanno facendo ogni giorno più rari nei pochi bacari ancora rimasti nella Venezia storica e insulare.

Mentre non c’è bacaro, si può dire, della terraferma veneziana in cui essi non siano presenti pressoché quotidianamente. Accanto ad altri annunci relativi, non solo al pesce in genere, ma anche ad altre tipiche ghiottonerie della nostra tradizione gastronomica - quali, fra le altre, la trippa, il baccalà, la spienza, la tettina, i nervetti, i barbusai , le ganasete ecc. ecc. – divenute anch’esse, alla stregua del musetto e della soppressa, sempre più rare, se non introvabili, nei bacari della Venezia storica e insulare.

Viene da chiedersi pertanto se l’erede e la continuatrice autentica di una certa venezianità, quantomeno sotto il profilo di taluni nostri tipici sfizi gastronomici, non sia paradossalmente, alle volte, proprio la tanto vituperata Venezia di terraferma, tacciata spesso, a torto, di estraneità e scarsa o nulla venezianità?

ENZO PEDROCCO

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